Strumentazioni di Bordo e Commercio Anforaceo

Organizzazione del carico onerario

Figura. 1    Organizzazione del carico onerario. Spesso per aumentare la quantità di prodotto trasportato si sceglieva di adoperare dei dolia nella parte più spaziosa dell’imbarcazione oltre alle anfore negli spazi più angusti.

Schema di sovrapposizione dei vari livelli di anfore

Figura. 1    Schema di sovrapposizione dei vari livelli di anfore.

Disposizione originaria delle anfore in un relitto.

Figura. 3    Disposizione originaria delle anfore in un relitto.

Il commercio antico è fortemente basato sul trasporto navale sia esso fluviale che marittimo. Era estremamente conveniente utilizzare la via d’acqua rispetto a quella terrestre per la velocità di trasporto ed i quantitativi delle mercanzie più che raddoppiati. La nave, veicolo complesso e delicato, ha reso possibile lo scambio di merci tra le opposte sponde del Mediterraneo. Elemento fondamentale nella stabilità della nave, sia essa da guerra che commerciale, era la zavorra che aveva lo scopo di far abbassare il baricentro della nave per meglio equilibrarla. Posizionata a diretto contatto col fasciame della parte inferiore dello scafo, la zavorra era composta da sabbia e pietre e a volte dallo stesso carico commerciale come macine in pietra ed ancore.
Una cura particolare doveva esser data alla disposizione del carico, dal momento che un cattivo posizionamento poteva rendere difficile la governabilità della nave e la salvaguardia del prodotto stesso (Fig. 1). Normalmente le merci più pesanti erano posizionate sul fondo, le stesse anfore dovevano esser disposte con cura incastrate su più livelli l’una sull’altra, il piede di quella superiore tra i colli della fila inferiore, mentre il piede della prima fila inferiore veniva incastrato tra sabbia o frasche. Il carico leggero era posizionato negli spazi di risulta (Fig. 2). Spesso il ritrovamento di un relitto con parte del carico intatto mostra ancora l’originaria sovrapposizione delle anfore (Fig. 3). L’anfora è il contenitore da trasporto più diffuso nell’antichità, nonostante le numerose varianti assunte nel tempo la forma base rimase costante in quanto legata alla sua funzionalità. Il collo era allungato e terminava in un orlo ingrossato che permetteva la chiusura ermetica del vaso ed evitava la fuoriuscita del contenuto. Il fondo era generalmente a punta e costituiva, insieme alle anse, un ulteriore punto di presa durante le operazioni di svuotamento e spostamento oltre al facile impilaggio. Infine le pareti erano spesse così da non consentire facili danni e rotture. Ogni oneraria poteva trasportare nelle sue stive dalle 3000 alle 10000 anfore, che potevano contenere olio, vino, salse varie ed il garum, un composto particolare di pesce. Dalle indagini sui relitti si è potuto spesso evincere la presenza di vasellame fine da mensa, merci pregiate, o lingotti in piombo inseriti negli interstizi lasciati liberi dalle anfore. Esse erano, in ogni caso, il contenitore esclusivo per quelle onerarie. La presenza di bolli, iscrizioni dipinte, scritte sulla capacità o l’analisi chimico-fisica delle argille, apportano ulteriori contributi alla conoscenza del carico e della sua provenienza. E’ possibile infatti desumere informazioni sulla località di fabbricazione dell’anfora, sulla provenienza del prodotto, sul nome del commerciante o proprietario e sul contenuto del recipiente.

L’anfora divenne il recipiente ideale per quei prodotti destinati a mete distanti parecchie miglia. L’interno del contenitore era rivestito con pece che consentiva una più corretta tenuta, mentre all’imboccatura, per evitare la fuoriuscita della merce, si sistemava un tappo in sughero o argilla sigillato con resina, calce, pozzolana o pece.
Un recipiente alternativo all’anfora è un grande contenitore di forma sferica chiamato dolium alto m. 1,50/1,60 e largo circa 1,50 nel punto di massima espansione, la capacità era di 1500/2000 litri ed era adibito principalmente al trasporto del vino. I dolia venivano fissati nella parte centrale dell’imbarcazione, mentre lo spazio risultante era occupato dalle anfore (Fig. 1). Il vantaggio economico di questa modalità di trasporto era indiscutibile: si risparmiava in lavorazione dei contenitori e la quantità di prodotto trasportato era senz’altro maggiore.

Le navi erano dotate di tutta una serie di attrezzature e strumentazioni che servivano a garantire una migliore navigazione ed una più confortevole vita di bordo: sartiame, pezzi di ricambio, strumentazioni nautiche, altare di bordo, attrezzi per riparazioni urgenti, ami da pesca e macine per uso quotidiano. Tra queste vi erano a bordo un diverso numero di ancore che assolvevano alla doppia funzione di zavorra e fermo della nave stessa. In caso di emergenza a causa di mal tempo o partenze improvvise, le cime delle ancore venivano tagliate e le stesse venivano abbandonate sul fondale. L’ancora era costituita da un fusto in legno con ceppo in piombo che poteva essere mobile o fisso. Il ceppo mobile era formato da una barra in piombo che scorreva nel fusto dell’ancora e veniva bloccata con un perno, generalmente di piccole dimensioni e più comoda da trasportare rispetto alle ancore con ceppo fisso di dimensioni maggiori. Un altro tipo di ancora è quella in ferro, conosciuta già dal IV sec. a.C. ma diffusa soprattutto in età imperiale. Era composta da un’anima in ferro che poteva o meno essere racchiusa da un astuccio di legno dal quale spuntavano le contromarre e le punte delle marre. I ceppi in piombo a volte riportano simboli o iscrizioni interpretabili come il nome della nave o come messaggio beneaugurante.
Strumento fondamentale era lo scandaglio che serviva per verificare la profondità e la tipologia del fondale marino (Fig. 4). Tramite sondaggi ripetuti si calcolava la diminuzione della profondità del fondale in avvicinamento alla costa in caso di scarsa visibilità o in zone con presenza di secche o scogli (nei portolani medievali si raccomandava di navigare “a tocco di scandaglio”). Lo scandaglio era in piombo, di forma troncoconica con un anello alla sommità per assicurarlo ad una sagola, la base era cava per inserivi del sego utilizzato per prelevare un campione del fondale.
Infine da menzionare sono gli strumenti utilizzati per le riparazioni quotidiane o urgenti del fasciame della nave che andava incontro ad una forte usura: asce, scalpelli e punteruoli servivano allo scopo. Il legname adoperato era diverso in base all’uso a cui era destinato: per il fasciame l’abete o il pino (facilmente lavorabili); per la chiglia la quercia (più resistente); per i collegamenti olivo, leccio e frassino (resistenti e duttili). Anche il taglio era diverso in base all’utilizzo che se ne faceva, ad esempio tagli obliqui erano praticati per i madieri così da permettere torsioni evitando fratture.

Piombi da scandaglio

Figura. 4    Piombi da scandaglio di epoca romana.

Strumenti in metallo recuperati da un relitto

Figura. 5    Strumenti in metallo recuperati da un relitto (dall’alto lima, scalpello, sgorbia, punteruolo).

I SENTIERI NATURA

Sentieri Natura

Lungo il percorso che porta alla Città Medievale sono collocati pannelli illustrativi che, con immagini e brevi testi, descrivono le caratteristiche di piante, fiori e frutti che si trovano nell’ambiente circostante.

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