La Navigazione in Età Antica: il caso di Diamante

Nella navigazione antica la propulsione principale delle imbarcazioni era data dalla spinta dei remi e dalla forza del vento. La direzione di provenienza dei venti, l’osservazione diretta del corso del sole e il movimento delle stelle sono gli elementi che venivano utilizzati per stabilire posizione e rotte dei natanti (Figg. 1-2). I riferimenti astronomici svolsero un ruolo fondamentale nella navigazione, l’orientamento ed i rilevamenti venivano effettuati empiricamente “ad occhio” ed utilizzando alcune sofisticate attrezzature.

La rosa dei venti di Timostene di Rodi

Figura. 1 –  La rosa dei venti di Timostene di Rodi (282 a.C.).

La posizione del Polo Nord celeste e raggio di rotazione delle Orse

Figura. 2 –  La posizione del Polo Nord celeste e raggio di rotazione delle Orse: a. oggi; b. intorno al 500 a.C. L’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore erano costellazioni fondamentali per la navigazione.

Una di queste è sicuramente “la macchina di Antikythera” (Figg. 3-4): un complesso planetario mosso da ruote dentate che serviva per calcolare il sorgere del sole, le fasi lunari, i movimenti dei 5 pianeti allora conosciuti, gli equinozi, i mesi e i giorni della settimana. Questa macchina era delle dimensioni di circa 30 X 15 cm, dello spessore di un libro, costruita in bronzo e originariamente montata in una cornice in legno, venne trovata a bordo di un relitto databile all’87 a.C. ed era probabilmente uno degli strumenti di bordo utilizzati per il calcolo delle rotte.

Macchina di Antikythera
Macchina di Antikythera

Figura. 3-4 –  Macchina” di Antikythera: individuata nel 1900 grazie alla segnalazione di un gruppo di pescatori di spugne al largo dell’isoletta rocciosa di Antikythira, situata a nord-est di Creta, alla profondità di circa 43 metri. Il meccanismo risultò essere un antichissimo calcolatore per il calendario solare e lunare, le cui ruote dentate potevano riprodurre il rapporto di 254:19 necessario a ricostruire il moto della Luna in rapporto al Sole (la Luna compie 254 rivoluzioni siderali ogni 19 anni solari). L’estrema complessità del congegno era inoltre dovuta al fatto che tale rapporto veniva riprodotto tramite l’utilizzo di una ventina di ruote dentate e di un differenziale, un meccanismo che permetteva di ottenere una rotazione di velocità pari alla somma o alla differenza di due rotazioni date. Il suo scopo era quello di mostrare, oltre ai mesi lunari siderali, anche le lunazioni, ottenute dalla sottrazione del moto solare al moto lunare siderale.

Bireme romana

Figura. 5 –  Bireme romana: simile alla bireme greca presenta nuovi accorgimenti militari come le “baliste” ed il ponte da arrembaggio definito “corvo”.

Navis oneraria

Figura. 6 –  Navis oneraria: i romani utilizzavano diversi termini per distinguere le diverse peculiarità delle navi onerarie. Si avevano, infatti, navi onerarie simmetriche, cioè a forma di mezza luna, come le corbite ed i gauli, le onerarie dissimmetriche, quelle cioè dove la poppa si eleva al di sopra della prua, come la ponto e la cladivata, oltre a navi specializzate come la hippago/hippagogus per il trasporto dei cavalli e la lapidaria navis per il trasporto delle pietre.

La navigazione in questo comprensorio geografico avveniva preferibilmente tramite imbarcazioni di piccolo e medio pescaggio rispetto a quelli a cui siamo abituati noi oggi. Imbarcazioni di 20-25 metri di lunghezza, con una larghezza di ca. 3 metri ed un pescaggio massimo di 1,5 metri, propulsione a vela ma soprattutto tramite la forza dei remi per assicurare agilità di manovra e buona tenuta per le rotte di cabotaggio lungo la costa. Tali imbarcazioni possono esser riconosciute nelle piccole e manovrabili biremi sia nel periodo greco che romano. In quest’ultimo caso venivano definite naves longae utilizzate soprattutto per le esplorazioni ed il controllo militare della costa ma in alcuni casi anche per il commercio ed il trasporto passeggeri (Fig. 5).
Prettamente a scopi commerciali sono le imbarcazioni panciute e più capienti definite dai Romani naves onerariae, di ca. 15 metri di lunghezza per una larghezza di ca. 5 metri ed un pescaggio di 2 metri, per lo più a propulsione a vela (Fig. 6). E’ ipotizzabile altresì, per il nostro comprensorio, vista la vicinanza di fiumi e torrenti, l’utilizzo di piccole imbarcazioni anche ad uso fluviale come le scaphae, le lusoriae e le naves caudicariae: molto più piccole delle precedenti, a remi e con chiglia a carena piatta per trasporto merci e passeggeri.

I relativi porti o ancoraggi che venivano utilizzati nei tempi antichi non sono paragonabili alle complesse strutture odierne. Molto più semplici e spesso privi di accorgimenti architettonici o strutturali, gli attracchi portuali antichi possono esser individuati attraverso l’analisi della terminologia utilizzata in epoca greca:

 

  • σάλος, termine che conosciamo grazie ai peripli, sta ad indicare un generico luogo di attracco all’aperto;
  • ‛αγίαλος, è una spiaggia dove poter tirare a secco le navi;
  • ‛υποδρομή, è un semplice ancoraggio per piccole imbarcazioni.

Questi requisiti sono individuabili lungo la costa di Cirella. Infatti a nord del promontorio è presente una striscia di sabbia dove la chiglia può posarsi senza danni ed una pista di alaggio sicura per tirare a secco le navi identificabili come un ‛αγίαλος; intorno la punta sono presenti tutta una serie di piccoli anfratti utilizzabili come semplici ancoraggi durante la bella stagione; in generale di fronte la punta è riconoscibile un σάλος, traslitterato nel latino salum, ovvero un porticciolo per piccolo cabotaggio. Il fianco sud-orientale dell’isolotto, protetto naturalmente dai venti di Ponente-Maestro, è identificabile come un ‛υποδρομή.
Tutto il comprensorio dell’alto tirreno cosentino è occupato, in età ellenistica, da un sistema di insediamenti rurali sparsi che producono e commercializzano soprattutto olio e vino. In epoca romana, invece, gli insediamenti si dispongono lungo la via litoranea probabilmente per sfruttare meglio il potenziale commerciale dei piccoli scali portuali. Essi svolgono un’importante funzione non solo per il commercio dei prodotti locali ma anche per quelli provenienti dall’interno come la pece, tramite le vie istmiche.
Spie di tali flussi commerciali o di una più generica viabilità marittima con relative aree di sosta sono i rinvenimenti subacquei di anfore, a gruppi o isolate. Sicuramente gli elementi anforici recuperati nel porto di Diamante sono espressione della commercializzazione dei prodotti sopradescritti: le anfore MGS V, il tipo più attestato nel carico anforico, e le MGS VI dovevano trasportare vino proveniente dalla Campania, mentre dagli approdi alto tirrenici partivano olio e la famosa pix bruttia, come dimostrerebbero dei resti vegetali ancora visibili su alcuni frammenti. Così pure le anfore Lamboglia 2 recuperate a più riprese lungo tutto lo specchio di mare tra l’isola di Cirella e la spiaggia a sud del promontorio testimoniano degli intensi traffici prospicienti il promontorio. Non essendo presente o non essendo stata individuata una struttura portuale ben definita è ipotizzabile che le anfore fossero trasbordate da imbarcazioni di media stazza, ancorate temporaneamente nei punti sopradescritti, verso una battelleria minore. Queste piccole imbarcazioni, definite in epoca romana scaphae, lusoriae e naves caudicariae, distribuivano le merci direttamente sulla costa o, attraverso il torrente Vaccuta navigabile in antico, verso l’interno.

I SENTIERI NATURA

Sentieri Natura

Lungo il percorso che porta alla Città Medievale sono collocati pannelli illustrativi che, con immagini e brevi testi, descrivono le caratteristiche di piante, fiori e frutti che si trovano nell’ambiente circostante.

Mibact
LOGO UE
Repubblica Italiana
Comune di Diamante
Poin

CONTATTI

   info@polocerillae.it
   0985 81398
  Via P. Mancini, 10 – 87023 Diamante (CS)

© 2017 POLO CERILLAE – Privacy Policy | Mappa del Sito |