La Navigazione in Età Medievale

Bireme romana da guerra nel Dromone bizantino

Figura 1 – Dromone Bizantino. Peculiarità rispetto alle biremi romane sono le due specie di ali che si curvano e si alzano nella zona poppiera: forse erano dei prolungamenti del parapetto in alcuni casi uniti da longheroni che dovevano sostenere il pennone della vela latina quando era abbassato. Altra peculiarità era il rostro non più disposto sulla linea d’acqua ma sollevato quasi come un prolungamento del ponte e non della chiglia, forse per facilitare l’abbordaggio delle truppe.

In età tardo-antica e alto-medievale la navigazione nel nostro comprensorio continua seppur su bastimenti con tonnellaggio inferiore al precedente periodo, ciò è dovuto alla crisi che colpisce tutto l’impero dal III secolo in poi facendo diminuire la domanda di prodotti e quindi la capienza delle navi. La travagliata fine dell’impero romano e le scorrerie di guerrieri provenienti dal nord Europa prima e dall’Africa poi hanno portato all’evoluzione della bireme romana da guerra nel Dromone bizantino (Fig. 1). Il nome deriva dal greco “corridore”, veniva costruito con uno scafo non troppo spesso in modo che risultasse il più leggero possibile compatibilmente alla resistenza allo speronamento da parte degli avversari, e dunque era molto veloce e manovriero. Era munito di 100 remi, 50 per lato disposti in due ordini ma ne esistevano di più grandi. Aveva da uno a tre alberi, ma nulla sappiamo della sua velatura, probabilmente quadra almeno nei primi tempi, ma è certo che dopo il X secolo, gli Arabi usassero sui propri una velatura latina. Le dimensioni dei Dromoni doveva aggirarsi sui 40 metri di lunghezza per 6 di larghezza ma ve ne erano anche di più piccoli. Allo scopo di alleggerire lo scafo, la parte centrale della nave non veniva pontata, con l’eccezione di tre passerelle longitudinali al centro ed a murata, che servivano per lo spostamento della ciurma.

Galea

Fig. 2 – Disegno ricostruttivo di una Galea.

La Galea o Galera (Fig. 2) è la diretta discendente del Dromone. E’ una nave lunga e stretta, propulsione a remi, munita di uno o due alberi a vele latine, armata di sperone, ha un aspetto ed una velocità che giustificano appieno il nome di “pesce spada” attribuitole. La sua origine è antichissima, il nome si deve all’imperatore Leone di Bisanzio: la nave a cui si riferiva era simile al Dromone, da combattimento e con un solo ordine di remi, adatta al servizio di avanscoperta.
La Galea ha scafo snello, di basso bordo e dall’immersione moderata, sul quale si ergeva una struttura rettangolare a telaio, il “posticcio”. I remi sporgevano a gruppi di due, più tardi di tre, articolati su scalmiere poste sullo stesso piano orizzontale; i banchi di voga venivano disposti a spina di pesce con l’angolo acuto rivolto verso poppa, lungo un corridoio centrale, la “corsia”, che metteva in comunicazione il castello di prora, la “rembata”, con la poppa, dove si trovava la cabina del capitano.

Lo sperone era formato da un’armatura sporgente da prua, ben al di sopra della linea di galleggiamento, che poteva servire non tanto per affondare la nave avversaria quanto per spezzare i suoi remi e costituire una specie di ponte per l’abbordaggio. Verso il 1450 due elementi perfezionarono le Galee da combattimento: l’adozione del timone centrale, articolato all’estremità poppiera e manovrato da una barra al posto dell’ormai superato timone laterale, e l’imbarco del primo cannone, disposto a prua, insieme ad armi da fuoco più leggere sistemate lungo le pavesate.

Fusta o Galera Minore
Galeotta a 28 remi
Fregata a 18 remi

Figure. 3-4-5 –  Battelleria minore portuale o costiera: in alto è una fusta o galera minore a 28 remi e vela; al centro una galeotta a 28 remi e priva di albero; in basso una fregata a 18 remi.

Erano presenti anche Galee minori che servivano essenzialmente per il trasporto veloce di truppe su tratti brevi, per l’esplorazione, il pattugliamento e la difesa costiera (Figg. 3-4-5). La Galeotta era invece un’imbarcazione con massimo venti remi per bordo, un solo uomo alla voga, con una o due vele latine. La Saetta, o Sagitta, era un vero e proprio caccia, dotato di remi estremamente lunghi e capace di raggiungere buone velocità.
Le piccole imbarcazioni di servizio del XIII secolo divennero così dei veri legni da guerra specializzati. E’ ad esempio il caso della Fregata, la scialuppa delle Galee maggiori, ad una sola vela latina ed otto o dieci rematori per bordo, in seguito utilizzata in modo autonomo e sviluppatasi nei secoli successivi. La stessa Feluca, inizialmente scialuppa di servizio pontata e munita di un’unica vela latina con sei remi, fu presto utilizzata come barca veloce per la difesa costiera.

Il “ricovero” in rovina.

Fig. 6 – il “ricovero” in rovina.

La funzione di Cirella come attracco/porticciolo continua anche in questo periodo ed è questa volta visibile grazie, probabilmente, ad una struttura adibita a rimessaggio delle imbarcazioni situata lungo il fianco nord-occidentale degli stessi ruderi (Fig. 6). La struttura è un vano rettangolare semi diruto (17 X 6 m.), probabilmente un ricovero durante la cattiva stagione e deposito per tutto l‘occorrente necessario alla ristrutturazione/calafataggio. All’interno poteva trovare alloggio una imbarcazione di medio tonnellaggio mentre altri navigli potevano sostare lungo la pista di alaggio lungo la vicina spiaggia in attesa di esser sottoposte a loro volta alle cure necessarie. L’attuale posizione nell’entroterra non deve trarre in inganno in quanto la linea di riva negli ultimi secoli ha subito un avanzamento di circa 500 m.

Stralcio del Libro del Mare con indicazione di Cirella

Fig. 7 – Stralcio del Libro del Mare con indicazione di Cirella.

A sostegno dell’ipotesi che Cirella avesse un attracco/porticciolo situato tra il promontorio e la foce del torrente Vaccuta sono una serie di resoconti di viaggio, notizie, documenti dove il nome stesso è più volte menzionato e rappresentato in portolani. Nel XII sec. “Il libro di Ruggero”, opera normanna dell’erudito arabo Idrisi, non solo menziona il capo di Cirella ma fa riferimento anche ad un vicino fiume navigabile alla foce per piccole imbarcazioni. La notizia acquisisce particolare importanza poiché solo per alcuni corsi d’acqua, tra i tanti menzionati dal geografo arabo, viene riportata la navigabilità. E che Cirella costituisse per i naviganti arabi un importantissimo caposaldo della navigazione costiera lo testimonia il Kitab-i Bahriye o “Libro del Mare” del cartografo turco Piri Re’is scritto intorno al 1521. In una tavola della seconda stesura dell’opera compare, poco distante da un castello turrito con indicazione scritta di Scalea, la raffigurazione di una torre merlata situata su un’esigua sporgenza rocciosa con indicazione scritta di Cirella (Fig. 7).
Il Portolan Rizo, opera veneziana del 1490, cita Cirella come caricatore: «Sescalcha (Scalea) e citade e fin ziterco (Cetraro) mia 4 per questo chamino trovi 2 cargadori lo primo a nome zirello (Cirella) e lo secundo a nome belveder Belvedere M.mo)». Il Galanti nel 1792 durante un viaggio effettuato in Calabria, procedendo via mare da Diamante verso Scalea, prima passa davanti l’isola di Cirella e soltanto dopo vede la spiaggia che offre riparo a barche e bastimenti.

I SENTIERI NATURA

Sentieri Natura

Lungo il percorso che porta alla Città Medievale sono collocati pannelli illustrativi che, con immagini e brevi testi, descrivono le caratteristiche di piante, fiori e frutti che si trovano nell’ambiente circostante.

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