Il Relitto di Diamante

Quadrettatura dell’area di scavo
Quadrettatura dell’area di scavo

Figura. 1-2    Quadrettatura dell’area di scavo mediante cordino e riferimenti galleggianti.

Rimozione di pietre di notevoli dimensioni mediante palloni

Figura. 3    Rimozione di pietre di notevoli dimensioni mediante palloni.

Attività di scavo e rimozione dei reperti mediante scalpellatore ad aria compressa

Figura. 4    Attività di scavo e rimozione dei reperti mediante scalpellatore ad aria compressa.

Attività di scavo. Sotto l’operatore subacqueo sono visibili due colli d’anfora

Figura. 5    Attività di scavo. Sotto l’operatore subacqueo sono visibili due colli d’anfora.

Cesta con il materiale recuperato

Figura. 6    Cesta con il materiale recuperato.

Nell’agosto del 2011 è stata realizzata una campagna di rilievo e scavo archeologico subacqueo di elementi anforacei situati sul fondale del bacino portuale della città di Diamante (CS).
L’attività di rilievo e scavo archeologico si è protratto per un totale di 16 giornate e ha visto la compartecipazione di differenti figure professionali che si sono avvicendate nelle diverse fasi di lavoro: hanno partecipato un rilevatore, un archeologo subacqueo, un restauratore ed una squadra di sommozzatori specializzati nei recuperi subacquei.
Il giacimento archeologico presentava la forma di un rettangolo di metri 21 X 36 con il lato lungo parallelo alla linea di costa ed era composto da numerosi frammenti anforacei di varie dimensioni disposti in raggruppamenti con densità elevata compresi tra una batimetrica di metri -1,4 e -2,1.

L’indagine archeologica è stata portata avanti attraverso tre distinte fasi di lavoro: la prima consistente nella mappatura del sito, la seconda nella elaborazione dei dati acquisiti in precedenza, la terza nel recupero dei manufatti stessi.
La mappatura del sito è risultata difficoltosa a causa della bassa batimetrica dell’area che ha sottoposto gli operatori ad adattarsi ad un continuo moto ondoso, inoltre è stato effettuato il rilievo diretto di tutta l’area senza poter usufruire di sequenze regolari di frame fotografici a causa della limitata profondità. L’attività è stata effettuata da un operatore munito di bombola ad aria compressa, che operava sul fondale, ed un altro operatore munito di snorkel, in superficie.
Preliminare all’attività planimetrica è stata la picchettatura e la perimetrazione dell’area (m. 35 x 20) attraverso un reticolo di 28 settori quadrangolari (m. 5 X 5, Figg. 1-2) con orientamento di 25° NE-SW.

Da tale griglia è stato rilevato planimetricamente nella scala grafica di 1:50 il dettaglio circostante con il posizionamento delle evidenze archeologiche individuate. Le misurazioni sono state eseguite con due fettucce metriche utilizzando la tecnica della trilaterazione e secondo il sistema delle coordinate cartesiane ottenendo un accettabile livello di precisione con sistematiche misurazioni di verifica, adottando diverse metodologie per la definizione geometrica dell’area e per le misurazioni dei dislivelli (profondimetro). Nel caso di accumuli consistenti o particolarmente indicativi del giacimento archeologico è stato utilizzato un reticolo a maglie di metri 1 X 1 suddiviso a sua volta in maglie di 20 centimetri. L’individuazione, la documentazione fotografica e di profondità dei reperti anforacei è stata realizzata ricognendo ogni singolo settore quadrangolare di 5 metri di lato.

La seconda fase di lavoro, ovvero l’elaborazione dei dati acquisiti, è consistita nel posizionamento della documentazione prodotta sulla cartografia vettoriale dell’area. Questo è avvenuto mediante l’ausilio di supporti informatici (Autocad, Autodesk) e l’utilizzo del Global Position System in corrispondenza dei vertici dell’area sottoposta ad indagine. Ciò ha permesso di verificare costantemente l’esattezza dei dati topografici e, in seguito, di trasferire i dati su piattaforma GIS.

La terza fase di lavoro è stata quella del prelievo dei reperti di interesse archeologico.
In un primo momento si è proceduto al distacco dei reperti mediante mazzuolo e scalpello mentre per il sollevamento delle pietre e dei massi sono stati utilizzati palloni subacquei con una capacità di sollevamento fino a 2000 kg (Fig. 3). Ci si è avvalsi altresì di un team di sommozzatori esperti nei recuperi subacquei muniti di due scalpellatori ad aria compressa (Figg. 4-5).
Una particolarità da sottolineare è presente nei quadranti centrali dell’area di lavoro. In tale settore è stato individuato un allineamento di frammenti anforacei composto da 5 accumuli di pareti impilate le une dentro le altre a formare una “rosa” di materiali. Tali accumuli sono orientati da nord a sud. Adiacenti il lato orientale di quest’area sono una serie di colli con orli disposti anch’essi in modo lineare da nord a sud, paralleli agli accumuli sopra descritti.

Il giacimento formava una striscia di frammenti anforacei con orientamento NE/SW della lunghezza approssimativa di 20 metri per una larghezza di 6 situato nella parte centrale della griglia di riferimento. E’ stata recuperata la maggior parte dei reperti sia in stato frammentario che in blocchi di concrezione rocciosa e frammenti fittili.
Il materiale anforaceo, recuperato mediante ceste con la dicitura del settore di riferimento (Fig. 6), è stato di volta in volta sottoposto ad un periodo di restauro consistente in bagni di desalinizzazione, operazioni di pulitura e consolidamento delle parti sconnesse o distaccate.

I SENTIERI NATURA

Sentieri Natura

Lungo il percorso che porta alla Città Medievale sono collocati pannelli illustrativi che, con immagini e brevi testi, descrivono le caratteristiche di piante, fiori e frutti che si trovano nell’ambiente circostante.

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